Nonostante gli anni siano passati e la cultura psicologica continui a crescere e svilupparsi, ancora troppo spesso si sente dire “no! io dallo psicologo non vado, non sono mica pazzo”…

Si sa, lo psicologo ha sempre avuto un alone di mistero e intorno a questa figura si sono creati e consolidati negli anni alcuni falsi miti, dettati dall’ignoranza, dal senso comune o dal timore di essere etichettati come “matti”.
Ma chi è lo psicologo e cosa fa davvero?
Lo psicologo è un professionista che opera per favorire il BENESSERE delle persone, dei gruppi, degli organismi sociali e della comunità.
Si, è vero che si occupa di psicopatologia, ma le sue competenze professionali non si limitano a ciò.
Altre importanti aree di intervento riguardano una molteplicità di situazioni, personali e relazionali, che possono essere fonte di sofferenza e di disagio.
L’attività dello psicologo ha l’obiettivo di favorire il cambiamento, potenziare le risorse e accompagnare gli individui, le coppie, le famiglie, le organizzazioni (es. scuola, azienda, ecc.) in particolari momenti critici o di difficoltà.
Quali sono i pregiudizi e i falsi mitici legati allo psicologo?
Vediamo insieme alcuni
LO PSICOLOGO CURA I MATTI. Questo è uno dei miti più diffuso e consolidato. Andare dallo psicologo è visto come un’ammissione implicita di avere qualche rotella fuori posto, si ci vergogna, lo si tiene nascosto a parenti e amici, o addirittura nonostante le difficoltà e la consapevolezza che potremmo trarre giovamento da una chiacchierata con lui, evitiamo di andare. Ciò che spesso ignoriamo o non sappiamo è che andare da uno psicologo è comune e normale, è un modo di prendersi cura di se stessi e del proprio benessere.  Lo psicologo è consultabile ogni volta che ci si trova in un momento difficile, di crisi, di cambiamento, di insoddisfazione o anche quando più semplicemente si ha bisogno di fare un po’ di chiarezza.
NON HO BISOGNO DELLO PSICOLOGO, POSSO RISOLVERE I MIEI PROBLEMI DA SOLO. Quando si ha una difficoltà o un problema provare a trovare una soluzione da soli va benissimo, ma in caso di fallimenti ripetuti, uno psicologo potrebbe essere un’alternativa da prendere quantomeno in considerazione. Alla base di questo falso mito c’è la concezione che chiedere aiuto è segno di debolezza e fallimento. Ritengo invece che ammettere i propri limiti, ammettere una difficoltà, sia segno di maturità e razionalità. Inoltre, non bisogna dimenticare, che lo psicologo può svolgere la funzione di guida esperta, ma i risultati, i traguardi saranno sempre frutto di un tuo impegno, sarai tu in prima persona a metterci in gioco per superare le difficoltà. Nessuno può farlo al tuo posto, nemmeno lo psicologo.
PERCHE’ ANDARE DALLO PSICOLOGO, QUANDO POSSO CONFIDARMI CON UN AMICO. La presenza di persone care, di cui ti fidi e che ti comprendono, è di estremo conforto. Avere una cerchia  di confidenti è sano e anche necessario; parlare con un amico, infatti, può alleggerire dubbi o aiutare a placare il malessere di alcuni momenti, ma difficilmente potrà aiutarti se ci sono problemi più profondi. L’aiuto che può fornire uno psicologo è diverso da quello di un amico:  non ti darà consigli, ma ti aiuterà a comprendere le radici dei tuoi problemi e a trovare alternative più sane e più consone ai tuoi bisogni attuali.
LO PSICOLOGO MI LEGGE NEL CERVELLO. Un altro falso mito che ruota intorno alla figura delle psicologo, è proprio questo: pensare che solo guardandoti o solo dopo due chiacchiere, lo psicologo sia in grado di sapere esattamente chi sei E che pensi. Lo psicologo non è un chiaroveggente, non ha poteri sovrannaturali in grado di leggere nella tua mente. Lo psicologo grazie ai suoi studi e alla sua preparazione, ascolta con empatia e attenzione la persona che ha di fronte, osserva il comportamento e la comunicazione non verbale. Lo scopo dello psicologo non è quello di curiosare nella vita delle persone, ma di aiutarle a comprendersi e trovare insieme delle soluzioni per le difficoltà che si possono riscontrare.
LO PSICOLOGO STRIZZA E FA IL LAVAGGIO DEL CERVELLO. Lo psicologo può aiutarti a capire meglio cosa ti sta succedendo, con strumenti adeguati per riflettere su te stesso, per sostenerti nei momenti di crisi, per accompagnarti nella rielaborazione delle tue esperienze ed aiutarti nella ricerca di alternative ai soliti comportamenti e pensieri disfunzionali. Non fa nessun lavaggio del cervello, perché qualsiasi cambiamento o comportamento che metti in atto, è sempre frutto di una tua scelta individuale.
ANDARE DALLO PSICOLOGO VUOL DIRE INTRAPRENDERE UN PERCORSO LUNGO ANNI. Questo modo di pensare è dovuto alla divulgazione e, in alcuni casi alla distorsione, di alcune dei presupposti della psicoanalisi e degli approcci psicodinamici.  Se è vero che alcuni approcci psicologici condivide questo presupposto, non è altrettanto vero che tutti gli approcci sono così lunghi. Più che pensare alla durata del percorso, sarebbe necessario procedere per obiettivi e mete. Quindi sarebbe più opportuno pensare ai risultati, che possono richiedere tempi più o meno brevi, piuttosto che focalizzarsi solo sul tempo necessario per rendere ciò realizzabile.
IO SONO FATTO COSì, NON POSSO CAMBIARE. E’ LA MIA PERSONALITA’. In realtà è il cambiamento che è inevitabile ma va canalizzato nella giusta direzione. Spesso gli obiettivi terapeutici  non riguardano la personalità ma specifiche problematiche che impediscono di vivere pienamente la vita, che possono essere sintomi di disagio psichico (come attacchi di panico, disturbi alimentari, stati depressivi, ansia) o conflitti relazionali privati o lavorativi.
LO PSICOLOGO MI DARA’ DEI FARMACI. Lo psicologo è un professionista che usa come strumento di intervento  principale il colloquio,eventuali test psicologici, ma non è sua competenza prescrivere farmaci. L’unico professionista che si occupa di salute mentale che può prescrivere  psicofarmaci, è lo psichiatra. Lo psicologo, laddove lo ritenga opportuno, può collaborare con uno psichiatra per il benessere del paziente, ma ribadisco che la prescrizione farmacologica non rientra nei compiti dello psicologo.

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